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Filo Diretto - ad Alta Voce
Scritto da Francesco Giacopuzzi   
Martedì 23 Agosto 2011 12:21

altIn Italia, come è noto, vivono milioni di esperti: di calcio quando ci sono i mondiali, di Formula Uno quando il Gran Premio sembra interessante e di Motociclismo quando Valentino Rossi dà soddisfazioni. A turno, in base alla moda del momento, ci sono esperti di tutto e di più.
In questi giorni di grave crisi economica invece si stanno moltiplicando gli economisti improvvisati. Ognuno ha la sua ricetta per sanare i conti pubblici: taglia di qua, privatizza di là, tassa su e giù per poi finire, casualmente (?), neanche fosse un ordine di scuderia, all'attacco alla Chiesa “parassita dello Stato Italiano”.
Le occasioni vengono spesso create ad arte con riferimento ad uno specifico aspetto (molto spesso l’esenzione dall’Ici), ma sono poi lo spunto per trattare polemicamente questioni molto diverse tra loro (8x1000, agevolazioni fiscali, contributi alle attività). In questo modo si fa certo molto clamore, ma sicuramente poca corretta informazione, ma molti casualmente (?) ci cascano.
Parliamo di quelli che sanno bene che all’8x1000 e concorrono svariate confessioni religiose e pure

lo Stato, ma evitano di ricordarlo, come se concorresse soltanto la Chiesa cattolica, che riceve, come gli altri,  quanto i contribuenti italiani le attribuiscono. E se i contribuenti non firmassero più per lei? Non riceverebbe niente, quindi non ha alcuna garanzia, come gli altri. E chi non barra la casella? Chi si astiene si rimette alla volontà di chi partecipa. La quota non va allo Stato, se così fosse, non si capisce perché tra le caselle ci sia pure quella dello Stato italiano, il quale si vedrebbe assegnata prima la quota di chi firma per lui, poi quella di chi non firma per nessuno. Il meccanismo, piaccia o no, è analogo a quello di una votazione. Se per il Parlamento vota il 70 per cento degli elettori, non per questo il 30 per cento dei seggi rimane non assegnato, e nessuno ci trova niente da ridire. Va ricordato che l’8x1000 non è una tassa in più; e soprattutto che non si firma per il proprio 8x1000, ma per la quota complessiva, di tutti. La firma dell’ultimo operaio vale quanto quella dell’imprenditore.
Parliamo anche di quelli che fanno finta di non sapere che l’esenzione Ici per gli immobili riguarda tutti, assolutamente tutti gli enti senza scopo di lucro, purché utilizzati per ben precise attività di rilevanza sociale (art. 7, c. 1, lett. i, del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504) e quindi non solo quelli religiosi. Non è vero che l’esenzione sia destinata a favorire solo gli enti appartenenti alla Chiesa cattolica, dal momento che si applica a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale gli enti ecclesiastici rientrano esattamente come molti altri soggetti del mondo del cosiddetto no-profit come, ad esempio, le associazioni sportive dilettantistiche e quelle di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato e le onlus, le fondazioni e le pro-loco, le organizzazioni non governative e gli enti pubblici territoriali, le aziende sanitarie e gli istituti previdenziali. Inoltre, esattamente all’opposto di quanto si continua a sostenere, per usufruire dell’esenzione tutto l’immobile deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività individuata come esente.
Un analogo discorso può essere fatto a proposito della riduzione dell’Ires (l’imposta sui redditi delle persone giuridiche): si tratta di un’agevolazione (art. 6 del D.P.R. 601 del 1973) che riguarda molti enti no-profit; infatti, oltre che per gli enti ecclesiastici, lo sgravio è previsto per gli enti di assistenza sociale, le società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, gli enti di assistenza e beneficenza; gli istituti di studio e sperimentazione di interesse generale che non hanno fine di lucro, i corpi scientifici, le accademie, le fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, su su fino agli istituti autonomi per le case popolari(!!).

Andrebbe considerato infine che la rinuncia al gettito da parte dello Stato (o dei comuni nel caso dell’Ici) non costituisce una privazione per la collettività da relazionare direttamente allo stato dell’economia globale. Non si vuole comprendere quanto queste associazioni o enti (cattoliche o laiciste che siano) intervengano dove lo Stato non riesce ad arrivare, forse si ignora il principio di sussidiarietà. Si è veramente convinti che siano “privilegi” quelli di cui gode ad esempio la Caritas: assistere minori, lenire i dolori delle infermità fisiche e mentali, aiutare famiglie ed individui in difficoltà economica, contribuire ad un dignitosa integrazione di immigrati spesso dimenticati dallo Stato?
 
         

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