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Home Filo Diretto Ad Alta Voce Nuova retrocessione del laicato a consumatore religioso: la questione dell’Azione Cattolica
Nuova retrocessione del laicato a consumatore religioso: la questione dell’Azione Cattolica PDF Stampa
Filo Diretto - ad Alta Voce
Martedì 07 Giugno 2011 21:07

di Luca Diotallevi*

altUno dei più grandi doni del cattolicesimo italiano alla Chiesa universale e alla sua dottrina (cfr. ad es. CD17) è l'Azione Cattolica: forse qualcuno potrebbe stupirsi scoprendo che il giudizio è di von Balthasar. Con l'Azione Cattolica, si istituzionalizza nella Chiesa contemporanea la coscienza che il battezzato e la battezzata, anche senza aver ricevuto ministeri ordinati e non perché collaborano ad attività interecclesiali sono pienamente Chiesa (con diritti e doveri) e addirittura partecipano all'apostolato gerarchico. Questo forse ci aiuta a capire perché Paolo VI, con una espressione ripresa nel documento CEI Evangelizzazione e ministeri, definì l'Azione cattolica «non storicamente contingente, ma teologicamente necessaria» (nn.78-82).

Ciò su cui vorrei richiamare l’attenzione – scrivendo per dei lettori che per gran parte sono pastori – non è tanto lo stato dell’Azione Cattolica. Essa ha conosciuto momenti di vitalità e momenti di debolezza, e quello presente ne mostra segnali di entrambi i tipi. Tra l’altro, se non teniamo fermo che la prima responsabilità sullo stato dell’Azione Cattolica è dei laici compromettiamo ogni sviluppo della riflessione.

È invece più urgente osservare che il processo di diversificazione interna dell’offerta religiosa e quello connesso di crisi della autorità nella Chiesa producono una pressione che tende a ricondurre il fedele a uno stato di mero consumatore di beni religiosi (prodotti e distribuiti da personale clericale e dai suoi collaboratori assimilati). Questo è  però esattamente lo stato cui il processi di formazione dell’Azione Cattolica aveva reagito - «svegliando il gigante che dormiva» (von Balthasar) -, liberando energie nuove per la civica e per la ecclesia con un processo che dopo notevoli tensioni e traversie finirà con trovare nei testi conciliari il riconoscimento e la testimonianza più alta.

A me pare, questo è il punto, che nella Chiesa, e soprattutto nelle autorità ecclesiale, si stia perdendo il senso della specificità dell’Azione Cattolica e dell’apostolato dei laici. Si tratta di un fenomeno molto complesso: va dalla incomprensione della differenza essenziale – soprattutto dal punto di vista della qualità ecclesiale – tra la forma associazione (dell’Azione Cattolica) e la forma del movimento, su su sino alla incomprensione della “scelta religiosa”. Così le consulte dell’’A’postolato dei laici diventano le consulte della ‘A’ggregazioni laicali, L’Azione Cattolica finisce negli interminabili elenchi di realtà le più varie, si perde il senso dell’assistente…  sono solo alcuni esempi. L’Azione Cattolica deve sopportare la competizione impari (dal punto di vista economico come da quello simbolico) degli uffici delle ‘pastorali’ in cui il prete diventa il leader e il laico il collaboratore subordinato, per quanto vezzeggiato, con effetti negativi ormai già empiricamente misurabili.

Infine verrà anche il momento di chiedersi cosa sono e chi compone i consigli pastorali parrocchiali o diocesani. Anche attraverso queste forme di partecipazione ecclesiale stiamo assistendo alla certo non voluta trasformazione della comunità parrocchiale nel gruppo dei collaboratori del prete, sino a confondere 'Popolo di Dio' e 'operatori pastorali'. Nella Chiesa, attualmente, non disponiamo di alternative all'Azione Cattolica come istituzione che afferma due elementi ecclesiologicamente cruciali: in primo luogo, la partecipazione alla vita della Chiesa non avviene solo nella forma della collaborazione ai servizi intraecclesiali; in secondo luogo, la partecipazione alla Chiesa non può avere forma indiretta ovvero stabilmente mediata dalla appartenenza a gruppi caratterizzati da omogeneità di spiritualità. Per questa ragione mi pare sia grave e avanzatissimo il rischio che corrono le istituzioni ecclesiastiche italiane nel trascurare la questione di cosa si perda nella Chiesa trascurando, quando non esplicitamente delegittimando l'Azione Cattolica, che il Concilio presentava come qualcosa di libero per i Iaici, ma d'obbligo per i pastori (CD 17).

tratto da: “Tra individualismo e voglia di comunità” – La rivista del Clero Italiano n.3 marzo 2011

* Luca Diotallevi è professore associato di Sociologia all’Università di Roma Tre. Laureatosi in Filosofia presso la Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, ha trascorso periodi di studio presso le Università di Bielefeld, Harvard e di Oxford. Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Sociologia presso la Università di Parma. È stato senior fellow del Center for the study of World Religions della Harvard Divinity School. È stato membro dal 1997 al 2003 dell’International board della rivista “Religioni e società”. È membro della Commissione di Valutazione del MURST per il cofinanziamento dei programmi di ricerca di interesse nazionale. Dal 1990 al 2000 ha svolto il ruolo di “esperto” per il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Ha svolto attività di consulente per imprese, istituti di ricerche, associazioni di categoria e amministrazioni pubbliche.

 
         

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