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Home Filo Diretto Ad Alta Voce Azione Cattolica: l'associazione degli italiani
Azione Cattolica: l'associazione degli italiani PDF Stampa
Filo Diretto - ad Alta Voce
Martedì 26 Aprile 2011 09:33

tratto da Jesus n.4 - aprile2011

Alla vigilia della XIV Assemblea nazionale, qual è lo stato di salute dell'aggregazione laicale cattolica più importante del nostro Paese? Per tentare una risposta, Jesus ha voluto fare un viaggio nei luoghi dove batte il cuore dell'Ac, tra le persone che ogni giorno, con il loro impegno, cercano di costruire una Chiesa più fraterna e accogliente e una società più giusta e responsabile.  

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Una bandiera di Ac. È la più antica, oltre che la più forte, associazione di laici cristiani del nostro Paese. Ma qual è oggi il vero volto dell'Azione cattolica? Viaggio alla scoperta della «più amata dagli italiani», alla vigilia della sua XIV Assemblea nazionale. (FOTOTECA AZIONE CATTOLICA ITALIANA).
Vecchioni più che Zucchero. La «sana e consapevole libidine» che doveva salvare i giovani dall'Azione cattolica suona come roba passata. Oggi sono più vicine le parole di un'altra canzone: «Per tutti i ragazzi e le ragazze che difendono un libro, un libro vero / così belli a gridare nelle piazze / perché stanno uccidendo il pensiero... ».
Erano in 100 mila in piazza del Popolo ad ascoltare il professor Vecchioni, il 30 ottobre scorso. Sanremo era ancora da venire, ma da tutt'Italia i ragazzi e i giovanissimi di Azione cattolica si erano ritrovati proprio per raccontare la voglia di pensiero e di cultura, di legalità e di partecipazione, di democrazia sotto lo slogan C'è di più. Diventiamo grandi insieme.
 
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Alcuni giovani di Ac all'appuntamento con il Papa a Loreto nel 2004.
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO).
 
Dopo il Papa a San Pietro, in piazza con Vecchioni, con Zingaretti commissario da fiction e sul palco voce di un martire della giustizia, il magistrato Rosario Livatino; con don Ciotti di Libera, l'Associazione contro le mafie, e Cesare Prandelli, il commissario tecnico della Nazionale italiana. È da questo aggettivo e da quella piazza che vale la pena ripartire per raccontare i mille volti di un'associazione antica – è nata nel 1867 – la cui storia si intreccia con quella di questo Paese e di questa Chiesa.
Italiana, perché vive radicata sul territorio, in ogni Chiesa locale, ma mantiene un'identità nazionale. In un'operazione di continue mediazioni (parola amata e sofferta, carica di storia) tra i diversi livelli e le domande della gente. Ha ancora senso pretendere di avere una proposta efficace per ogni diocesi italiana e di seguire ogni fascia di età, dai "piccolissimi" agli "adultissimi", in un Paese tentato dal federalismo del cuore e in una Chiesa alla ricerca di nuovi modelli pastorali?
È la domanda che ci guida in questo viaggio alla scoperta dell'associazione in giro per l'Italia, nei mesi che precedono la XIV assemblea nazionale del 6-8 maggio (Vivere la fede, amare la vita) e che vedono a ogni livello, dalle parrocchie ai centri diocesani, alle reti zonali e regionali, il rinnovo delle cariche associative, attraverso elezioni democratiche che coinvolgeranno i circa 350 mila soci (35% ragazzi, 25% giovani dai 15 ai 30 anni e 40% adulti).
 
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Un momento del raduno di Ac a piazza del Popolo il 30 ottobre scorso.
(FOTOTECA AZIONE CATTOLICA ITALIANA).
 
Piove. Traffico e freddo. Milano. Via sant'Antonio è una stradina alle spalle dell'isola pedonale che circonda il Duomo. Al numero 5 la casa del cardinale Ildefonso Schuster, crocevia di attività e uffici della diocesi. La sede dell'Azione cattolica è al primo piano. Corridoio e locali da lavoro, manifesti e disegni, libri e opuscoli, stanze vissute e colorate, come troveremo in giro per tutta Italia. «Vi portiamo a conoscere una realtà di cui siamo particolarmente orgogliosi», dice Jessica. Pochi metri e raggiungiamo "La Casa di Zaccheo". Una palazzina su tre piani dove, da circa dieci anni, l'Ac dà casa ai giovani.
 
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"La Casa di Zaccheo" a Milano.
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO/PERIODICI SAN PAOLO).
 
«Trovare spazi di vita comunitaria», aveva chiesto il cardinale Martini al Sinodo dei giovani. L'Ac aveva risposto con la "casa". Due settimane, o un mese, per mettersi alla prova: nel rapporto con l'altro, in una vita che dà un tempo alla preghiera, in un raccontarsi la quotidianità secondo la Regola condivisione-servizio-contemplazione.
Martina, Gioele ed Eleonora sono qui da pochi giorni, fanno gli onori di casa: hanno poco più di vent'anni, studiano. Per qualcuno questa è la prima esperienza con l'Ac, altri l'hanno conosciuta in parrocchia. «Qui capisci che puoi conciliare cose diverse in una vita normale: studio, preghiera, comunità », dice Arianna. Una stanza adibita a cappella, cuscini e libretti della Liturgia delle ore. Due volte a settimana don Luca Ciotti, che segue i giovani in diocesi, tiene loro una lectio. Sulla porta d'ingresso, il calendario con i vari turni di servizio, dalla spesa alle pulizie. E le frasi celebri che gli ospiti hanno voluto lasciare in eredità. Si va da don Tonino Bello, a Emmanuel Lévinas, da Neruda alla Banda Bardò.
La Casa è una delle tante proposte originali fatte alla diocesi: il percorso Attraversiamo la città; i campi di lavoro estivi in supporto a progetti solidali sul territorio; per gli studenti vacanze itineranti, stile "avventure nel mondo"; e poi Benvenuti al Sud, in collaborazione con le diocesi meridionali. 1.107 parrocchie, 74 decanati, una lunga tradizione di oratori e una pastorale organizzata, in cui la parrocchia, dal 2006, si sta ristrutturando a fatica intorno alle comunità pastorali.
«L'Ac ascolta i bisogni che non hanno risposta. Sperimenta, e dona alla Chiesa. Senza essere gelosa di quanto ha realizzato, come sempre nella sua storia», dice Valentina Soncini, docente di Filosofia e di Teologia, presidente dell'Ac ambrosiana. Basta entrare nella stanza del Settore adulti per capire cosa significa lavorare per la Chiesa locale: Cristina, Mariateresa e Roberto sono un pezzo della commissione per i Gruppi di ascolto della Parola. Un'iniziativa nata 17 anni fa, quando il cardinale Martini chiese all'associazione di occuparsi della formazione degli animatori di questi gruppi (oggi sono 1.100) che periodicamente si ritrovano nelle case per studiare e pregare la Parola. Un cammino supportato dai testi che gli adulti di Ac, insieme a qualificati biblisti, preparano ogni anno per tutta la diocesi.
Milano rappresenta un'area importante per la sperimentazione dei cammini di evangelizzazione nelle grandi metropoli», dice Valentina. Ritmi convulsi e forte pendolarismo, in una città cosmopolita e multietnica, dove la parrocchia non intercetta più un tessuto antropologico che travalica l'ombra del campanile, hanno imposto anche all'Ac di ripensarsi, «per garantire la comunione senza sradicarsi dal territorio, avendo cura dei rapporti personali e della qualità della formazione », come scrivono i testi nazionali. Queste priorità per Milano significano, soprattutto per le fasce più giovani, investire su gruppi che si ritrovano a livello di zone pastorali e non più di parrocchie, inventarsi sinergie con realtà "sorelle", e trovare sul territorio "case di Ac", luoghi di riferimento, anche simbolici, dove fare riunioni, promuovere incontri, fare festa insieme, come per esempio a Varese, dove l'associazione trova ospitalità in un condominio solidale.
 
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Un incontro di Cittadinanza Attiva, promosso dal decanato di Zara dell'Azione cattolica di Milano. (A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO).
 
Per capire di cosa si parla basta prendere l'auto in un qualunque pomeriggio della settimana. A Cormano si ritrova il gruppo zonale di giovanissimi "Pizzico di sale". Dolci e torte salate, preghiera e formazione, secondo il cammino annuale nazionale intitolato Il gusto del tempo presente. In calendario, gli esercizi spirituali di Quaresima, all'eremo di Erba, dove è viva la memoria di Giuseppe Lazzati.
Il grande rettore della Cattolica è figura che ha segnato la storia dell'Ac, nazionale e ambrosiana. L'associazione a lui dedicata la si incontra spostandosi di qualche chilometro, in una parrocchia di Zara, alle porte di Milano, dove con gli adulti di Ac promuove uno degli appuntamenti di "Cittadinanza attiva". «In questo contesto socio-politico confuso e travagliato, come cristiani abbiamo sentito il bisogno di confrontarci», dice Chiara Grassi, la responsabile di zona.
Così l'Ac ha promosso questi incontri sul bene comune, (non a caso il tema lanciato a livello nazionale è Compromessi nella storia), aperti a tutti, palcoscenico di confronto con personaggi del mondo della cultura e amministratori locali. Centinaia di altre iniziative sono in programma in contemporanea sul territorio. «In una realtà come la nostra, dove la pastorale si va ristrutturando e si fa fatica a intercettare la normalità, il compito dell'Ac è inventare percorsi e risposte nuove», dice Valentina. È uno dei modi, quello ambrosiano, di fare associazione.
 
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Gli stand affollati di soci durante la XII Assemblea nazionale di Ac,
nell'aprile 2005. (FOTOTECA AZIONE CATTOLICA ITALIANA).
 
Altri modelli sono possibili, in risposta a situazioni diverse. In altre diocesi, se non c'è una pastorale molto strutturata, l'associazione offre indicazioni e cammini all'intera Chiesa locale; laddove, invece, le parrocchie sono ancora un punto di riferimento sul territorio, le strutture e gli uffici diocesani sono spesso affidati a sacerdoti e laici dell'associazione. In tutti i casi la sfida è sempre quella di tenere chiare alcune coordinate che permettono all'associazione di mantenere una sua identità, senza disperdersi o annullarsi tra le urgenze e le richieste locali.
Per ascoltare la grande varietà di situazioni, in questi anni l'associazione nazionale ha messo a fuoco alcune priorità che, oltre ai classici cammini formativi, fanno da filo rosso e tengono in rete le diverse realtà, da Venezia a Napoli, da Cagliari a Otranto: i passaggi tra le fasce di età; la formazione dei "quadri"; l'attenzione alle giovani coppie (Progetto Nazareth) e quella al bene comune, la Regola spirituale.
 
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Festeggiamenti per i 140 anni dell'Ac durante l'assemblea del
1° maggio 2008 (A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO).
 
E, trasversale, la cura dei legami, perché chi si avvicina all'associazione si senta "a casa", in famiglia: dal giovanissimo che l'incontra per caso a scuola, al seminarista che frequenta un campo assistenti. «L'Ac è una vocazione che mette insieme laicità e diocesanità. Un tempo si rivolgeva a chi era più "impegnato" nella pastorale. Oggi è anche soglia di accesso per chi scopre la fede e dietro, grazie all'Ac, vede che c'è una Chiesa», dice Soncini.
Un'analisi condivisa da Andrea Frison, 27 anni, vicepresidente giovani dell'Ac di Vicenza: «L'Ac può dare continuità a un percorso iniziato in un momento forte, che ha suscitato domande che sembravano dimenticate ». Nella cittadina disegnata dal Palladio, un tempo sacrestia di Italia, l'Ac con i suoi 10 mila soci gode buona salute e, insieme a Padova e Treviso, conta circa il 12 per cento degli iscritti a livello nazionale. Nel ricco Nord-Est industriale anche l'associazione, con i suoi 15 impiegati, un pensionato studentesco e diverse case in montagna per campi scuola, funziona a regime come una piccola impresa. «Prima del Concilio l'Ac coincideva con la pastorale, che oggi invece è ben strutturata negli uffici.
C'è un'ottima collaborazione, anche se a volte ci chiediamo quale sia il nostro ruolo», dice Lucio Turra, bancario, presidente diocesano. «Il Triveneto ha una mentalità autonoma e anche nella vita ecclesiale la partecipazione a un livello superiore viene percepita come un qualcosa di più. Di recente, con i festeggiamenti dei 140 anni dell'associazione, il tema unitario è stato più sentito», dice Lucio.
 
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Giovani di Ac durante un incontro a Milano.
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO/PERIODICI SAN PAOLO).
 
Da Nord a Sud la memoria storica, l'orgoglio di un'identità che ha radici antiche, è una delle costanti che ritornano. Lucio sfoglia le pagine dei tre volumi della storia associativa diocesana appena ultimata, mostra le foto dei locali devastati dalla furia fascista. «Bisognava scegliere e noi ragazzi eravamo orgogliosi di indossare il distintivo di Ac e non quello fascista », ricorda il signor Elia. È uno dei soci più anziani della parrocchia di San Bortolo, che ha 130 aderenti, di tutte le età.
L'Acr (il Settore ragazzi) copre circa la metà dei soci. Gruppo, esperienza, protagonismo dei ragazzi sono le tre coordinate di fondo che fanno dell'Acr una tappa significativa nel cammino di crescita personale: «Sono attività che ci aprono gli occhi anche su cose che sembrano banali», dice Anna, che frequenta la terza media.
Il rapporto tra il cammino formativo dei ragazzi di Ac e quello di iniziazione ai sacramenti è da sempre uno dei temi più controversi. E ogni diocesi, spesso ogni parrocchia, trova una sua strada. A San Bortolo, per esempio, «fino a 11 anni si fanno solo gruppi di catechesi. Poi si presenta a tutti i ragazzi la proposta associativa dell'Acr, per continuare il cammino», dice il parroco, don Antonio Gonzato. In altre situazioni, come a Carpi, «nelle parrocchie dove c'è l'Acr non si fa più catechismo, ma si segue il cammino del gruppo», spiega Ilaria Vellani, presidente di Carpi, che ha tra i suoi predecessori Odoardo Focherini, un "giusto tra le nazioni" che salvò dai lager numerosi ebrei e per questo fu deportato e morì a Hersbruck.
 
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L'Azione cattolica a piazza San Pietro con il Papa il 30 ottobre scorso.
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO).
 
In Puglia, nella parrocchia San Giuseppe di Giovinazzo, il parroco don Raffaele Gramegna conferma: «Chi fa Acr ha una possibilità di formazione in più, non in meno ». Su questo tema, comunque, molto dipende dall'idea che il parroco o il vescovo ha dell'Ac. Il rapporto tra i laici dell'associazione e la gerarchia in questi decenni ha avuto alti e bassi. L'impressione, andando in giro, è che la "vecchia" Azione cattolica da qualche anno abbia acquistato di nuovo considerazione e affetto.
«Qui a Reggio Calabria il vescovo ci crede», e l'associazione ha ben 9 assistenti, spiega l'assistente unitario, don Sasà Santoro: «Negli ultimi anni l'episcopato ha riletto con una predisposizione più benevola il servizio dell'Ac alla Chiesa locale». A Fondi, nel Lazio, per esempio, il vescovo ha affidato all'Ac l'antico monastero di San Magno, per farne uno spazio di spiritualità per l'intera diocesi. Tra le iniziative, un cammino sulle Beatitudini e "l'eremo di lavoro", una tre giorni di lavoro manuale e preghiera. A Otranto, monsignor Donato Negro, nell'ultima lettera pastorale chiede che l'associazione sia presente in tutte le parrocchie: non è una simpatia epidermica, ma il riconoscimento di un servizio che negli anni si è radicato sul territorio, conquistando fiducia e credibilità.
 
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Una veglia di preghiera. (FOTOTECA AZIONE CATTOLICA ITALIANA).
 
D'altra parte, basta fare un salto alla Settimana biblica diocesana per ritrovarli tutti, i soci di Azione cattolica. E scoprire che qui, come in altre diocesi, molte delle vocazioni sacerdotali sono nate proprio dai gruppi di Ac. «Sono stato segretario nazionale del Movimento studenti, dopo ho lavorato dieci anni in banca, continuando a seguire i giovani in diocesi. La mia vocazione è partita da una forte coscienza laicale», dice l'assistente unitario, don Enzo Vergine.
Alcune ex socie oggi sono nel convento delle clarisse, sul colle della Minerva. Nelle giornate limpide, dal colle si vedono con chiarezza le coste dell'Albania, dove venti anni fa partirono i gommoni dei disperati in cerca di fortuna. «Dopo un primo aiuto di tipo materiale alle Chiese d'Albania», dice Adarita Micocci, la presidente diocesana, «oggi seguiamo la crescita pastorale di questa Chiesa giovane. E collaboriamo con le clarisse, che lì hanno aperto un monastero ». Anche Pescara e altre associazioni che si affacciano sull'Adriatico hanno intrecciato legami con la sponda opposta: Albania, ma anche ex Jugoslavia, mantenendo un'amicizia nata con l'Acr durante la guerra, a sostegno delle scuole multietniche.
 
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Il momento delle votazioni durante l'Assemblea nazionale dell'associazione nel settembre 2003. (A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO).
 
La Puglia è una regione "associativa doc", con un'Ac numerosa in ogni diocesi: «Siamo punto di riferimento per la pastorale, sia per tradizione sia per la scelta della parrocchia, fatta nel '69 con il nuovo Statuto», dice Michele Pappagallo, presidente di Molfetta.
Basta fare una passeggiata in diocesi per capire di cosa si parli. A Sant'Achille, parrocchia di una zona in espansione, le luci sono accese anche dopo le undici di sera: 303 ragazzi dell'Acr, 136 tra giovani e giovanissimi, 70 adulti. «L'Ac è preziosa », dice il parroco, don Raffaele Tatulli. «Luce di posizione per la pastorale», la chiamava il vescovo "santo" di Molfetta, don Tonino Bello.
 
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Ragazzi di Ac nella parrocchia di Sant'Achille a Molfetta
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO/PERIODICI SAN PAOLO).
 
E su quell'indicazione l'Ac si è costruita un po' in tutta la regione. Coniugando i cammini tradizionali di catechesi a nuove esperienze di presenza sul territorio. Otranto, per esempio, in accordo con Torino e Milano, dove si sono trasferiti a studiare alcuni giovani dell'Ac, ha sperimentato il "Progetto fuorisede", suggerito dal Centro nazionale, per dare continuità al cammino di fede nella famiglia associativa allargata. A Molfetta una delle proposte più rilevanti è stata la campagna sulla gestione pubblica dell'acqua. A Terlizzi, nell'ambito del progetto regionale "Principi attivi", l'Ac è diventata partner delle istituzioni nel ristrutturare il vecchio mattatoio e farne spazio di iniziative e percorsi culturali. A Giovinazzo, è nata InstradAci, un percorso molto concreto di educazione alla cittadinanza e al decoro urbano, rivolto alle parrocchie e alle scuole.
Il tema del bene comune è molto sentito, anche nei movimenti nati dall'associazione: dai suggerimenti per la salvaguardia del Creato alle campagne sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, organizzate dal Movimento lavoratori, alle Settimane teologiche e ai convegni sulla partecipazione politica della Fuci, alle iniziative del Movimento studenti sulla riforma della scuola. A Napoli, a Reggio Calabria e in tante altre diocesi, l'Ac ha stabilito una collaborazione stabile con l'associazione Libera.
«Se l'Ac è palestra di santità, l'impegno per la giustizia non è qualcosa di avulso dalla nostra fede», dice Ettore Triolo, avvocato, presidente diocesano di Reggio Calabria, dove tra l'altro è nato il "Laboratorio Bachelet", spazio in cui si riflette sui temi "caldi" per la vita della città, come quello dell'immigrazione.
Nata nel 1867, anche a Reggio la storia di Ac si è intrecciata a quella di figure ecclesiali storiche, come don Italo Calabrò. Oggi l'associazione, presente in quasi la metà delle 100 parrocchie, guarda al futuro puntando a costruire "quadri" qualificati «attraverso una solida formazione, progettata insieme per tutte le fasce di età», dice Ornella Occhiuto, che coordina il laboratorio sui cammini per soci e responsabili. Una formazione che significa anche far crescere le persone, affidando loro delle responsabilità.
Reggio in questo senso, ha chiesto a una ventina di ragazzi provenienti da diverse parrocchie di partecipare al consiglio diocesano eletto dai soci. «Siamo l'équipe Acr, diamo suggerimenti e aiutiamo a preparare alcuni eventi, come la festa della pace e il giornalino per l'assemblea», dice Sara, 11 anni. Sono ragazzi normali, con centinaia di amici su Facebook, il sabato girano per il corso Garibaldi, rifiutano i pregiudizi sulla loro terra e hanno le idee chiare sul futuro. «Farò il magistrato, l'ho deciso dopo aver letto il libro di Falcone e aver ascoltato alcuni testimoni di giustizia», dice Chiara.
«La responsabilità fa crescere», sostiene Ilaria Vellani, di Carpi, che è stata anche vicepresidente Giovani nazionale. «In presidenza i responsabili dei giovani contano quanto gli adulti. L'Azione cattolica ha sempre investito per dare responsabilità ai giovani, senza paternalismi, contrariamente a quanto fa la cultura dominante ». È un modo per aiutare le persone a maturare e a trovare la propria strada. Lo esprimeva bene Luigi Alici, il presidente che ha preceduto l'attuale, nella relazione all'ultima assemblea: «Ciò che conta non è catturare le persone per portarle a casa nostra, ma aiutarle umilmente a tornare, prima di tutto, a casa propria. Ritrovarsi per riconoscersi è la condizione indispensabile, senza la quale non è possibile incontrare veramente nessuno»..
 
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Al lavoro negli uffici di via Aurelia a Roma, dove ha sede il Centro nazionale di Ac
(A. GIULIANI/CATHOLIC PRESS PHOTO/PERIODICI SAN PAOLO)
 
         

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