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Home Filo Diretto Ad Alta Voce Il territorio vive. Dalle diocesi all’assemblea nazionale
Il territorio vive. Dalle diocesi all’assemblea nazionale PDF Stampa
Filo Diretto - ad Alta Voce
Scritto da Francesco Giacopuzzi   
Mercoledì 06 Aprile 2011 18:50

intervista a Franco Miano

altUna Chiesa “giovane” e “vitale” che ha il volto di “tanti laici appassionati per il Vangelo, la comunità ecclesiale e il proprio Paese”. Questa, dichiara in un’intervista al SIR Franco Miano, presidente dell’Azione Cattolica italiana, l’immagine di Chiesa emersa dalle assemblee diocesane di Ac che si sono svolte in tutta la Penisola  in vista della XIV Assemblea nazionale, in programma dal 6 all’8 maggio a Roma su “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Ac”.

Perché la scelta di questo tema?
“In linea con la tradizione dell’Ac, ma anche con la sua capacità di costante aggiornamento e apertura alla novità, l’insistenza sul tema del rapporto fede-vita e il suo legame con l’impegno educativo al servizio dell’evangelizzazione rimane al cuore della vita associativa. Per noi l’impegno educativo non è infatti altro che l’accompagnamento delle persone, il sostegno nella ricerca di Dio, compito che discende dalla nostra visione unitaria della persona e dalla necessità, oggi sempre più urgente, di coniugare fede e vita. Decisiva, in un tempo complesso e contraddittorio come l’attuale, la capacità di una fede che sappia farsi vita e mettersi alla prova nel confronto con il quotidiano perché oggi la testimonianza cristiana ha bisogno di questa pienezza di coerenza”.
Un tema che vuole anche rilanciare l’amore per la vita e il prendersene cura?
“Sì, oggi occorre cogliere e riproporre il tema della vita a tutto campo, in tutti i suoi passaggi: promuovere un amore per la vita sempre e a qualsiasi condizione riuscendo a legare la centralità dell’esistenza con gli elementi che ne discendono in ambito privato e pubblico: l’impegno per la famiglia, il lavoro, la giustizia, i diritti umani. Una passione che sostenga con generosità e dedizione la ricerca e l’acquisizione di competenze da spendere al servizio del bene comune. Tutto questo corredato dal valore aggiunto dell’essere associazione, che non è solo un metodo ma una ricchezza a tutti gli effetti perché consente di sperimentare la vita associativa che implica l’esercizio della partecipazione democratica, l’esperienza della corresponsabilità e della solidarietà tra le generazioni, oltre a costruire legami tra le persone e ad alimentare il senso di responsabilità e presa in carica dei problemi concreti della comunità civile”.
 
L’Ac è un’associazione “popolare” nell’accezione più positiva del termine. Quale volto di Chiesa sul territorio è emerso dalle assemblee diocesane?
“Le assemblee diocesane hanno costituito al riguardo un momento di grande significato. In quei due mesi su tutto il territorio nazionale, dalle Alpi all’Etna, laici cristiani si sono mesi in ricerca e in cammino nella diversità delle situazioni ma con un filo conduttore comune: la responsabilità di sentirsi al servizio della Chiesa locale ma all’interno della dimensione unitaria del Paese. Un’associazione diocesana, ben radicata sul territorio di cui condivide fatiche, difficoltà e speranze, nella quale tuttavia sono vivi il senso e le ragioni della convivenza democratica e dell’unità nazionale. Del resto l’impegno a servizio della democrazia e della nazione caratterizza l’Azione Cattolica, pur con diverse modalità, fin dalla sua nascita, e ancora oggi si traduce nel contributo che l’associazione continua a offrire alla comunità civile attraverso tanti suoi laici attivi nelle istituzioni amministrative e nelle molteplici realtà di volontariato civile e sociale. In questo percorso ho avuto modo di incontrare laici appassionati per il Vangelo, la comunità ecclesiale e il proprio Paese. Tra loro molti giovani; una freschezza e vitalità che fa ben sperare per l’Ac, per la Chiesa e per il futuro della stessa Italia. Sono sotto gli occhi di tutti le diversità sociali, economiche e culturali del territorio ma è altrettanto evidente il forte spirito di unità e il rifiuto di abbandonarsi a qualsiasi forma di ‘localismo, priva di senso sia dal punto di vista politico che ecclesiale. Proprio su questo terreno si innesta la sfida per i cattolici di un impegno e una testimonianza coerenti e credibili, sostenuti da motivazioni ‘alte’”.
 
Quale apporto di pensiero e riflessione può offrire questa Ac alle grandi questioni del Paese e alle emergenze delle ultime settimane?
“Anzitutto un contributo di formazione a tutti i livelli attraverso la diffusione del magistero sociale della Chiesa e delle sue applicazioni nelle situazioni concrete, in quello spirito di centralità della persona umana e del bene comune che ne costituiscono i riferimenti essenziali e da cui discendono valori come la solidarietà, la sussidiarietà e la giustizia. Oggi la questione avvertita più drammaticamente nel nostro Paese è senza dubbio l’emergenza disoccupazione; al tempo stesso il nostro essere cristiani non può non farci sentire responsabili e coinvolti nel destino di tante persone che stanno vivendo situazioni di miseria, guerra e privazione dei diritti umani e che arrivano sulle nostre coste cercando solidarietà e accoglienza. Certamente la diplomazia e la comunità internazionale devono compiere i propri passi, la procedura e le regole devono essere rispettate, ma a prevalere deve essere l’accoglienza”.
 
a cura di Giovanna Pasqualin Traversa per il SIR
 
         

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