Essere Azione Cattolica con lo stile della Fratellanza

“L’Azione cattolica di oggi è quella di sempre. Eppure – anzi, proprio per questo – è molto cambiata”.¹ Per rimanere fedele alla propria natura e alla propria vocazione, anche l’Azione Cattolica di Verona ha intrapreso un processo di rinnovamento per continuare ad accompagnare nel cammino di fede e di vita ragazzi, giovani ed adulti nelle loro parrocchie e nelle loro realtà quotidiane. Questo percorso vogliamo che sia condiviso con tutti e per questo vi proponiamo degli spunti di riflessione e confronto a partire da quanto la Presidenza diocesana ed il Consiglio diocesano hanno voluto sintetizzare con alcune espressioni che trovate nello schema.
Cominciando dalla responsabilità in prima persona, punto cardine di tutto il nostro agire da cristiani, si identificano altri due ambiti in cui muoverci, la familiarità con Dio e il rapporto con il mondo reale, e tre stili e criteri con cui agire: Ospitalità, Familiarità e Fratellanza.
Vogliamo soffermarci sulla Fratellanza accogliendo nella nostra riflessione anche le parole di cui il Papa ci fa dono nello svolgimento del suo Ministero. 

Questo criterio fondamentale di vita può assumere sfaccettature potenzialmente infinite, traducendosi in molteplici atteggiamenti, princìpi e stati d’animo che, come discepoli di Cristo, sentiamo imprescindibili nel nostro approccio quotidiano verso il prossimo.
Ma che cos’è la fratellanza? Perché sentirci fratelli, fratelli di tutti? Quali strade si possono percorrere? Quali scogli incontriamo lungo queste strade?
Gesù ci ha insegnato che abbiamo tutti lo stesso Padre, quindi siamo chiamati a vivere come fratelli, oltre alle differenze religiose e di pensiero. Proprio Papa Francesco apre l’anno nuovo nel segno della fratellanza intitolando “Al servizio della fraternità” l’intenzione di preghiera di gennaio 2021. Francesco richiama l’importanza della preghiera come mezzo per unirci “a chi prega seguendo altre culture, altre tradizioni e altre credenze. Siamo fratelli che pregano.
La fratellanza ci porta ad aprirci al Padre di tutti e a vedere nell’altro un fratello, una sorella, con cui condividere la vita o sostenersi a vicenda, per amare, per conoscere”.²

Diversi, ma tutti rivolti dalla stessa parte (foto di Chiara Sacchetti – Carpi)

Nella fede e nella preghiera troviamo quindi la base del rapporto con il Padre e, di conseguenza, la guida del nostro relazionarci con i fratelli e le sorelle che abitano il mondo con noi. In questo senso, mettere in pratica la fratellanza comportandosi come tra fratelli in famiglia compie il comandamento dell’amore indicatoci da Gesù, che illumina la nostra esistenza esortandoci ad amare il prossimo come noi stessi.
Sempre in questa intenzione di preghiera, Papa Francesco fa riferimento anche ad un “ritorno alle fonti”: “Noi credenti dobbiamo tornare alle nostre fonti e concentrarci su ciò che è essenziale. L’essenziale della nostra fede è l’adorazione nei confronti di Dio e l’amore per il prossimo”.³
Forse, come ci invita il testo dei giovani, dovremmo andare a fare “un giro in soffitta”. “Chissà quante volte ci siamo fermati a guardare vecchie foto in soffitta, cercando quei ricordi del nostro passato che ci hanno definito come persone: un tempo felice, i nostri giochi, le persone a noi care. Vogliamo “rovistare” nello scatolone dove sono riposte le mille domande su chi è il cristiano, dove è chiamato a spendere il proprio tempo, qual è il suo DNA”.4
Il vivere da fratelli diventa quindi anche uno stile necessario per riappropriarci, nel nostro quotidiano, nella nostra storia, dell’essenza del messaggio evangelico. Il Papa sottolinea come la perdita del senso della storia provochi disgregazione, in una tendenza globale di “decostruzionismo”: “Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l’accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti”.5
Si evidenzia, quindi, l’importanza della coscienza storica come insieme di valori che possono rappresentare anche oggi una base su cui continuare a costruire il futuro. La storia riempie, rende consapevoli degli errori da cui imparare e dei virtuosismi a cui ispirarsi. Proprio per questo è fondamentale ricordarsene, per tornare all’essenziale riconoscendo i valori originali e riuscire ad eliminare il superfluo. Oggi più che mai siamo chiamati a vivere l’essenziale, senza eccessi, e la fratellanza e l’amore verso il prossimo rappresentano senza dubbio il più importante di quei valori dal sapore antico che costituiscono la nostra identità di cristiani.
Se nella famiglia o nella comunità di appartenenza viviamo più o meno facilmente un rapporto di fraternità naturale, il Papa ci orienta verso un concetto di fratellanza spirituale: “D’altra parte, non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia, perché è impossibile capire me stesso senza un tessuto più ampio di relazioni“.6
Mettersi in relazione con chi è al di fuori, lontano, diverso, addirittura con tutti, senza distinzioni, è un cammino che ci fa crescere come singoli, ci arricchisce come gruppi e ci fa scoprire la bellezza di vederci comunità umana.
Questo periodo ci ha fatti sentire in comunione nella sofferenza, nella solitudine, nella fragilità. Perché non percorrere la strada per essere fratelli anche nell’amore, nella gioia di appartenere al creato? Perché non condividere l’ideale e la speranza di una vita piena e giusta?
Il progetto formativo aggiornato  “Perché sia formato Cristo in voi”, nostro manuale di istruzioni per laici, ci mette in guardia dalla “tristezza individualista”, dall’indifferenza, dalla competizione, dall’autoaffermazione, che purtroppo ci colpiscono quando la nostra appartenenza al gruppo diventa chiusura.
La nostra missione deve essere quella di portare la pace, l’ospitalità, l’unità negli ambienti di vita, rendendo straordinario l’ordinario, la quotidianità. Possiamo trovare strade nuove per essere coloro che fanno scelte per il bene comune, attraverso atteggiamenti di pazienza, mitezza, apertura al dialogo. Riuscire a fare sintesi tra la città di Dio e la città dell’uomo, promuovendo la “cultura della cura dell’altro”.

Deborah, Giacomo e Paola
per il Consiglio diocesano AC


1 Matteo Truffelli, Il volto dell’Ac nella Chiesa di oggi, in «Orientamenti Pastorali» rivista del Centro di orientamento pastorale, https://azionecattolica.it/il-volto-dell-ac-nella-chiesa-di-oggi
2 “Al servizio della fraternità”, Papa Francesco, Intenzione di preghiera Gennaio 2021
3 Ibid.
4 Guida Giovani 2020-2021 “Per dare vita”, pag. 63-64
5 Papa Francesco, enciclica “Fratelli tutti”, 13
6 Papa Francesco, enciclica “Fratelli tutti”, 89

Fratellanza per camminare insieme per una nuova AC

2 commenti su “Essere Azione Cattolica con lo stile della Fratellanza”

  1. La “Fratellanza” è una potente parola evangelica, che nella società moderna, e soprattutto in questo periodo è stata sostituita con un’altra parola più debole: “solidarietà”. I commentatori di “Fratelli tutti” riferiscono che la parola solidarietà ricorra nell’enciclica 22 volte, mentre la parola fraternità è citata ben 44 volte. In un suo messaggio Papa Francesco ha scritto: ” mentre la solidarietà è il principio di pianificazione sociale che permette ai diseguali di diventare uguali, la fraternità è quello che consente agli eguali di essere persone diverse”. Un’altro aspetto che mi preme evidenziare è il problema delle migrazioni. Una mentalità xenofoba stà dilagando. Al paragrafo 39 il Papa afferma: ” E’ inacettabile che i cristiani condividano questa mentalità e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede. Ce ne per cui riflettere.

  2. Tra le varie parole poste alla nostra riflessione dal Papa in tutto il suo messaggio e soprattutto nella Fratelli nostri, ho scelto due parole che non sono del tutto nuove per noi di A.C.: responsabilità e relazioni.

    Il senso comune associa alla “responsabilità” il concetto di privilegio, di vantaggio personale. La vita associativa ci ha insegnato che “non esiste responsabilità di pochi, ma tutti condividiamo una responsabilità in prima persona”. La responsabilità non è un privilegio, ma la risposta generosa che si dà quando c’è un bisogno. E’ sentirsi responsabili gli uni degli altri, responsabili del bene degli altri e aiutarli con sollecitudine ad essere sé stessi, a dare il meglio di sé in ogni ambito della vita.

    Alla responsabilità si associa subito la parola “relazione”. Si parla tanto di relazioni perché forse le relazioni, anche all’interno della comunità cristiana, hanno bisogno di essere rinnovate.
    Quante volte il Papa ha denunciato le “chiacchiere” che rovinano la relazioni. C’è un modo per capire se viviamo una relazione positiva: quando riusciamo a manifestare la verità di noi stessi, il nostro vero essere. Nella relazione buona c’è accoglienza, non c’è bisogno di dimostrare nulla, c’è comprensione e correzione “fraterna”, si gioisce dei doni reciproci.

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