1° MAGGIO 2020: RINASCERE DAL LAVORO

Maggio viene ardito e bello
con un garofano all’occhiello
con tante bandiere nel cielo d’oro
per la Festa del Lavoro.

(Gianni Rodari)

Chi non ricorda queste rime di Gianni Rodari imparate nei banchi di scuola? Come celebrare questo strano e anomalo Primo Maggio e soprattutto cosa significa Festa del Lavoro e dei Lavoratori al tempo del Coronavirus, tra quarantene, smart working, cassa integrazione, riunioni virtuali, videocall, crisi economica, tanta incertezza per il futuro e senza manifestazioni civili e celebrazioni religiose?

Tutte domande che ci fanno comprendere che questo Primo Maggio sarà un anniversario forse unico nella storia del nostro Paese. In queste righe proverò a fissare alcune suggestioni, riannodando idealmente aspetti e figure legati al mondo del lavoro emersi in questo periodo, per un Primo Maggio che assuma comunque un significato di “rinascita”, prolungando idealmente la Pasqua appena vissuta, e in cui il lavoro torni ad avere un valore centrale rispetto al tempo che stiamo vivendo. Non sappiamo come potrà essere questa rinascita, ma è molto probabile che sarà diversa da ogni altra rinascita. Diversa per ciascuno di noi e quindi, in un modo che non conosciamo, diversa per tutti.

Il lavoro di cura. Abbiamo scoperto che anche restando a casa il lavoro non manca mai: pensiamo a chi deve accudire anziani o disabili di fronte al venire meno per ovvie ragioni del supporto esterno offerto in maniera importante anche dalle organizzazioni del Terzo Settore, o ai genitori che, senza scuole, si trovano a “lavorare” con i figli tutto il giorno e non solo nel fine settimana. Non scordiamoci mai che l’azione quotidiana di occuparsi delle persone a noi affidate è un lavoro, anche se spesso è considerato altro perché manca lo stipendio, gli orari, il capo (che poi queste cose ci sono quasi tutte seppur in forme diverse).

Lo smart working. Fino a poco tempo fa rappresentava un orizzonte possibile, oggi è diventato all’improvviso una realtà insostituibile, implementata improvvisamente e in maniera diffusa. Come tutte le cose fatte in fretta e in una situazione di emergenza ci accorgiamo poi che in questa modalità il lavoro così tanto agile non è, soprattutto se svolto in casa senza strumenti e modalità adeguate.

La didattica digitale. In poco tempo, grazie anche alla maggiore dimestichezza delle giovani generazioni con la tecnologia, ha fatto passi da gigante ma non potrà e non dovrà mai sostituire il rapporto umano docente/allievo, lo sguardo che scatena l’apprendimento, la relazione umana che accompagna il processo di educazione.

I rider e i corrieri. I ciclo fattorini che popolano le nostre città, considerati fino a poco tempo fa lavoratori di serie B, senza adeguate e giuste tutele, sono diventati parte dei servizi pubblici essenziali, capaci di portare il cibo a casa per sfamarci. Il loro e quello dei corrieri rimane comunque un lavoro che sembra promettere libertà, ma purtroppo la toglie a tutto il resto, famiglie comprese. Il GPS è un tiranno, controlla ciò che fai, scandisce i tempi, sorveglia, non lascia respiro.

Il personale medico e sanitario. Poi ci sono quei lavoratori, ai quali dovremmo tutti essere grati, che con la loro fatica, instancabilmente rendono possibile vedere, da lontano, la fine del tunnel in cui siamo entrati. Sono i medici e tutto il personale sanitario, ma anche tutti coloro che lavorano nei servizi essenziali e ci consentono di andare avanti nella condizione di quarantena in cui tutti siamo immersi. A loro semplicemente un grazie e un abbraccio.

La ripresa. Passato il Primo Maggio sarà il tempo di ricominciare a lavorare e produrre, anche se qualcuno non si è mai fermato. Ma sarà anche il tempo di frequentare luoghi di lavoro protetti, di avere condizioni di sicurezza adeguate a raggiungere il luogo di lavoro, con mezzi pubblici o privati. Occorrerà pensare anche ai più piccoli e alla loro socialità, agli ultimi, a coloro che non troveranno più un posto di lavoro, a chi avrà necessità impellenti e fondamentali, come mettere insieme il pranzo con la cena…

Tanti altri aspetti potrebbero essere sottolineati, e lascio a ciascuno di voi la possibilità di completare queste riflessioni. Permettetemi di concludere con queste parole tratte del Libro di Qoelet (Qo 3,1-8) che simbolicamente mi sembrano descrivere in maniera puntuale questo tempo storico drammaticamente sospeso:

Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

Buon Primo Maggio di rinascita a tutti.

Claudio Bolcato

Un commento su “1° MAGGIO 2020: RINASCERE DAL LAVORO”

  1. Mi piace sottolineare il lavoro di cura!
    Quello che permette a tanti lavoratori di andare a lavorare perché altre persone si prendono cura di chi è in difficoltà. Un lavoro che va riconosciuto soprattutto tra di noi, dentro le famiglie. Un lavoro a cui spesso manca la dignità.
    Saper guardare ad ogni persona come un collaboratore perché tutta la società possa continuare a camminare.

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